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Cesare Vasoli tra Medioevo e Rinascimento


Il convegno in onore di Cesare Vasoli, tenutosi il 6 giugno presso l’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento di Firenze, ha inteso, sin dall’introduzione del prof. Michele Ciliberto, successore dello stesso Vasoli alla presidenza dell’Istituto, non celebrare in maniera solo encomiastica la memoria dell’illustre studioso fiorentino, scomparso nel 2013. La maggior parte degli interventi ha puntato, infatti, a restituire il quadro di una figura viva di intellettuale e di storico, anzitutto a partire dalla mole eccezionale di lavoro sviluppata dallo stesso Vasoli nel corso della sua attività.
Molto di questo lavoro aveva visto Vasoli inaugurare nuove linee di ricerca, non solo sottoponendo all’indagine storico-filosofica un rinnovato studio ed approccio ad autori come Marsilio da Padova, Pierre de la Ramée e Jean Bodin (su cui hanno conferito rispettivamente Gregorio Piaia, Annarita Angelini, Sara Miglietti e Diego Quaglioni), ma anche proponendo, su basi concettuali, la riflessione su nuove possibili periodizzazioni per l’età umanistico-rinascimentale, che Vasoli riteneva potesse dispiegarsi, in alcuni dei suoi tratti fondamentali, da Petrarca a Rousseau.
Se la filosofia come sapere storico era certamente il punto di partenza che lo studioso Vasoli ereditava dal suo maestro Eugenio Garin, non c’è dubbio che la filosofia dovesse essere affiancata, a suo avviso, da altri saperi come il diritto, la scienza, l’arte e la religione, per approdare a un nuovo modello storiografico e metodologico rappresentato dalla storia della cultura. Un simile approccio, inclusivo e non esclusivo, avrebbe tuttavia dovuto integrare anche l’interesse per la politica e il dibattito ideologico-culturale, rifiutando la pretesa di un’astratta neutralità.
È così che per Vasoli la filologia dell’Umanesimo, con il suo tentativo di determinare ciò che è più antico e originario, non era affatto da intendersi come un sapere neutrale, ma al contrario come la genesi più vera dei progetti di riforma e di renovatio politico-religiosa del Quattrocento (come sottolineato da Sebastiano Gentile).
Pur prediligendo filosofie dichiaratamente anti-scolastiche come quelle di Lorenzo Valla e Marsilio Ficino, Gianfrancesco Pico e Giordano Bruno (come mostrato dagli interventi di Michael J.B. Allen e Gian Mario Cao) non disprezzò mai lo studio della scolastica medievale e cinquecentesca (con autori come Jacopo Zabarella), facendosi interprete di letture che premiavano spesso la continuità rispetto alle discontinuità.
 
Non solo dunque la grande curiosità e la passione intellettuale, ma anche una non comune gioia per il lavoro contraddistingueva l’uomo e lo studioso Cesare Vasoli. 
(Marco Lamanna)
In collaborazione con: 

Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento



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