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Nietzsche e l'Italia


Diversa prospettiva e continuo intreccio sono stati i due fattori sostanziali dell'incontro pisano. Diverso, innanzitutto, è stato il punto di vista dal quale si sono analizzati temi classici delle ricerca nietzscheana, come quello del rapporto con Wagner, con l'arte, con la politica, con la musica e con la poesia (soltanto nel primo giorno). Infatti, con l'aiuto di una messa a fuoco storicamente più accurata sul bel paese, molti dei nodi legati a quei temi hanno trovato un arricchimento esegetico e un parziale scioglimento in direzione di una maggiore aderenza agli intenti originari del filosofo tedesco. In questo senso i relatori hanno interpretato perfettamente gli intenti dell'organizzazione, che auspicava proprio quest'interdipendenza di approfondimento storico sull'Italia e progresso esegetico di questioni generali sulla filosofia di Nietzsche. Inoltre, a questa vasta e innovativa lente per lo studio del filosofo si è accompagnata una notevole varietà di spunti, che ha permesso -nella cornice 'italiana' del convegno- di affrontare molti aspetti, sia dal punto di vista tematico che cronologico. Così nell'analisi del Rinascimento italiano (Campioni) si sono individuati i semi del distacco da Wagner, mentre nelle reazioni a Raffaello e Bernini (Fornari) si è misurata l'evoluzione della considerazione nietzscheana dell'arte. Nell'interpretazione di Machiavelli (Ciccarelli), così come in quella della Riforma e dei progetti rivoluzionari mazziniani (Orsucci) si sono sondate le possibilità dello sguardo più o meno politico di Nietzsche e grazie alla parabola della fortuna leopardiana presso il filosofo (Polizzi) si è affrontato il difficile problema del rapporto di Nietzsche con la poesia e la letteratura. E ancora, dei momenti musicali hanno accompagnato le spiegazioni relative all'evoluzione del rapporto del filosofo con alcuni importanti compositori (Zacchini) e si è finalmente colta l'occasione per fare i conti con il significato più o meno profondo dei luoghi nei quali il filosofo ha deciso di comporre le proprie opere, come Sorrento e Genova (D'Iorio e Vivarelli); si è riportato alla giusta misura ogni accostamento con il Carnevale (Santini) e ogni collegamento con il mito e le rovine di Roma e del papato (Gentili); infine si è definito con più chiarezza l'ultimo momento di vita cosciente del filosofo, nel suo celebre soggiorno a Torino (Lupo). La riprova della forte e naturale spinta centripeta di questo insieme di spunti sono stati i continui riferimenti tra le varie relazioni e l'apprezzamento dei relatori per questo sistematico intreccio che ha contraddistinto i lavori e li ha diretti verso la chiarificazione e la comprensione del filosofo tedesco alla luce di questa innovativa prospettiva 'italiana'.

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